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STORIE

Il settore delle tecnologie mediche e le donne

24-05-2021
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Secondo l’indagine “Gender equity in the health workforce – 2019” della World Heath Organization (WHO) le donne costituiscono la maggior parte della forza lavoro nell’ambito della salute e nel sociale.

A livello mondiale, le donne occupate in questi due settori ammontano al 67%. Lo afferma il report Health Employment and Economic Growth della WHO (2019). L’80% delle donne sono infermiere o ostetriche. Mentre secondo l’OECD, tra il 2000 e il 2017, le donne medico sono aumentate del 13%. E all’interno dei paesi OECD rappresentavano circa il 50% dei medici.

Ma che cosa sappiamo delle donne che si occupano dello sviluppo di tecnologie utili alla medicina?



MedTech e le donne



Secondo il report di MedTech Europe del 2020, l'industria europea della tecnologia medica impiega più di 730.000 persone. La Germania ha il più alto numero assoluto di persone impiegate nel settore della tecnologia medica, mentre il numero di dipendenti di tecnologia medica pro capite è il più alto in Irlanda e in Svizzera.

I posti di lavoro creati dall'industria della tecnologia medica rappresentano circa lo 0,3% dell'occupazione totale in Europa. Ma c’è una grande variabilità tra un paese e l’altro del Vecchio Continente.

L’impiego nell’industria delle tecnologie mediche fornisce posti di lavoro altamente produttivi.

Si stima possano raggiungere un valore aggiunto per dipendente pari a € 160.000.





Ma quanti di questi posti sono occupati da donne? Non è facile rispondere direttamente a questa domanda per mancanza di dati precisi. Gli studi che intersecano imprenditorialità femminile e digitale sono molto pochi.

I dati Eurostat riportano le risorse umane impiegate in ambito scientifico – tecnologico. Danno uno spaccato della situazione a livello europeo nel 2020. Concentrandosi, in particolare, sulle tecnologie che richiedono un alto livello di conoscenza, la media europea riporta un valore del 2,3% di donne impiegate nel settore. Gli uomini ammontano al 4,5%.





Lo studio della Commissione europea Women in the digital age (2020) si concentra solo sull’ICT e stabilisce che solo il 18% delle donne europee sono esperte in tale ambito. Tuttavia, il gap tra donne e uomini nel settore si è ridotto: passa dal 7 al 2% con il passaggio di un lasso di tempo pari a dieci anni.

Le analisi della Commissione europea hanno anche stabilito che se più donne entrassero nel mercato del lavoro digitale, si potrebbe creare un aumento annuo del PIL di 16 miliardi di euro per l'economia europea.



La situazione in Italia



La valutazione Women in Digital (WID) monitora la partecipazione delle donne nell'economia e nella società digitali. In Europa tale indice in media vale 54,5 nel 2020. L’Italia ha raggiunto un indice inferiore alla media europea, pari al 40,7.

Il libro “Advances in Gender and Cultural Research in Business and Economics” prova a tracciare alcune linee di ricerca per descrivere meglio la situazione dell’impiego femminile nel mondo della ricerca e della tecnologia. È un libro scaturito dal quarto Workshop “IPAZIA” che si è tenuto a Roma nel 2018 per dibattere sui problemi legati al gender gap.

Nella sezione dedicata alle posizioni occupate dalle donne nella tecnologia il libro indaga le implicazioni della presenza di donne nel consiglio di amministrazione di imprese ad alta tecnologia. Purtroppo l’effetto della presenza delle donne nei direttivi delle imprese ha un effetto frenante sull’innovazione, come dimostrato dalle 149 imprese italiane prese a modello.

L’effetto è attribuito al fatto che una sottovalutata abilità e il senso di inferiorità ostacolano le donne a fornire un contributo all'innovazione. La situazione cambia quando la presenza delle donne è più massiccia, ad esempio quando sono presenti almeno tre donne all’interno del consiglio di amministrazione. In questo caso, la diversità di genere influisce sul processo decisionale del consiglio di amministrazione e influenza positivamente i risultati aziendali.



Come sarà il futuro?



L’Italia mostra dunque una minor presenza delle donne nelle tecnologie rispetto alla media europea.

E tanto dipende dalla preparazione per affrontare questo tipo di mercato. Le ragazze che si sono laureate nell’ambito delle STEM (Science, Technology, Engineering and Mathematics) sono circa il 30% dei laureati totali, un valore che rimane costante nel tempo.





Il trend italiano, in realtà, rispecchia un andamento globale. Secondo il Wold Economic Forum, solo il 3% degli studenti che frequentano corsi di tecnologia dell'informazione e della comunicazione (ICT) in tutto il mondo sono donne. Il dato migliora leggermente per i corsi di matematica e statistica in cui le donne rappresentano il 5%. E aumenta all'8% per i corsi di ingegneria, produzione e costruzione.

È un andamento che va cambiato anche secondo i Sustainable Development Goals fissati per il 2030.

Preparare i giovani per un futuro di sfide complesse come la globalizzazione, la digitalizzazione o il cambiamento climatico richiede un'istruzione STEM di alta qualità. E a questo occorre unire l’abilità di risolvere i problemi in modo creativo.  




Approfondimento di Giulia Annovi


Giulia Annovi ha un dottorato in biologia molecolare e rigenerativa. Ha studiato presso il master di giornalismo scientifico digitale della SISSA di Trieste. Scrive di medicina e innovazione e del delicato rapporto tra salute e ambiente. Con Il Pensiero scientifico editore ho pubblicato il libro "Nelle reti".

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